PARTE 2 / Per vent’anni, mia madre si è assicurata che il ragazzo senzatetto che viveva dietro casa nostra non soffrisse mai la fame.

Ma quando entrai in cucina, mamma stava impacchettando la torta appena sfornata.

«La mangiamo stasera?» chiesi piena di speranza.

Lei esitò.

«No, tesoro. La porto a Gabriel. Per noi c’è la minestra di verdure sul fornello.»

La fissai.

«Perché lui riceve una torta, quando noi abbiamo a malapena da mangiare?»

La frustrazione mi uscì di bocca prima che potessi trattenerla.

L’espressione di mamma cambiò.

«Rachel, non parlare così di Gabriel.»

«Ma noi siamo i tuoi figli!»

La sua voce si fece insolitamente severa.

«Adesso basta.Non voglio sentirti dire mai più una cosa del genere.»

Poi prese la torta e uscì.

Rimasi sola in cucina, sentendomi messa da parte.

Nella mia mente di bambina di otto anni c’era una sola spiegazione.

Mia madre amava Gabriel più di quanto amasse me.

Da quel pomeriggio cominciai a evitarlo ogni volta che potevo.

A volte Gabriel mi salutava con la mano mentre tornavo da scuola.

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